Raffaele Viviani

La poesia dedicata alla nostra hostaria

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L’orgoglio di essere Napoletani

Nel suo libro Vieni con me Roberto Saviano elenca le ragioni per le quali, nonostante tutto, vale la pena di vivere. Io ho predisposto un decalogo, individuando i motivi per i quali si può andare orgogliosi di essere napoletani. Ed ecco a Voi:

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Musica d’ali

Il Fiordo di Furore: una soave luce d’onde fra rocce arcigne.
Una forra odorosa di ragia e di fragaglie.
Sono cresciute smilze le case del borgo:un pugno di monazzeni inchiodati alla rupe.
Fra brezze carezzevoli il mare s’addorme alla riva.
Si possono contare i sassi sulla spiaggia

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Io e il vino

Il vino entra in noi perché lo beviamo,ma siamo noi a dover entrare in lui per capirlo, ascoltare il canto d’amore della terra verso il cielo. Io non bevo per vizio ma per sfizio.Non bevo per sete: per quella uso l’acqua. Amo il vino che graffia, non quello che sorride. Il vino generoso, non quello tirchio,il vino Messalina, non quello Beatrice. Dicono: l’alcol uccide lentamente.

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L’uomo fece il vino

Bevi,
non per sete ma per sfizio,
per gioco, per gusto, per divertimento.
Bevi,

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Tu che vieni da lontano

Ci sono luoghi che potremmo definire anarchici, per i quali nessuna regola vale. Uno di questi è il Fiordo di Furore. Un nome capace di evocare già da solo un territorio straordinario: la Terra Furoris, aggrappata alla rupe “discoscesa, sopra l’onde pendente.”

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Terra di passioni estreme

Quando Furore scende sulla Costa si scopre la meraviglia di un piccolo Fiordo, nel quale il mare trascende in un colloquio intimo e sensuale con la terra.
Qui, fra queste “discoscese rupi sopra l’onde pendenti”, il mare si spinge nella sfera del divino.

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La promessa di felicità

“La bellezza è una promessa di felicità”, ammoniva Stendhal. E’ l’atmosfera che si sprigiona dalla terra, dai segni impressi dal tempo, dalla luce che invade ogni cosa.Impara ad amare la bellezza, a custodirla, a difenderla dall’indolenza, dall’ignoranza, dalla negligenza.

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Cuochi d’artificio

Incredibile, ma vero! Ai giorni nostri il primo requisito richiesto a uno Chef de cuisine non è tanto il saper stare ai fornelli e il saper preparare pietanze di qualità, bensì l’essere telegenico. La spettacolarizzazione della cucina ha ormai creato uno star system, una sorta di semi impostura che pretende di stabilire la graduatoria di quelli che dovrebbero essere i “maestri”cucinieri, ma che spesso fanno carriera per meriti di altra natura. Eppure la cucina è sempre stata e resta un gesto d’amore, un modo di prendersi cura degli altri.

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