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Musica d’ali

Il Fiordo di Furore: una soave luce d’onde fra rocce arcigne.
Una forra odorosa di ragia e di fragaglie.
Sono cresciute smilze le case del borgo:un pugno di monazzeni inchiodati alla rupe.
Fra brezze carezzevoli il mare s’addorme alla riva.
Si possono contare i sassi sulla spiaggia.
La voce del vento veste la montagna. Rocce incantate nella notte delle Janare.
Le donne furitane, sacchi di grano in spalla,risalgono i ripidi petingoli
Trasportano il sole sui gradoni, mille scalini più su.
Vagano i gabbiani senza meta. Sfiorano le materne pieghe.
L’alata genìa stride fra gli abissi del grande silenzio.
Grida la sua gioia di vivere sopra questo mare di madreperla,
in cima agli alberi dei velieri, verso orizzonti ampi e tersi.
Senti l’eco del gufo e dell’allocco nella notte del mistero.
Ulisse errante, smarrito fra le rupi, urla l’ansia del suo ritorno a Itaca.
Il suo grido si fa canzone, dolce melodia.
Le Sirene rispondono, incredule d’aver udito.
Sul far della sera un nugolo di pipistrelli invade la valle.
Lasciano i loro rifugi rupestri, volano come impazziti di gioia
a ingoiare tavane, zanzare, moscerini.
La Costa è terra, è mare, ma è anche cielo,musica d’ali, casa degli angeli, radiosa,
pregna di sale e di iodio,
dove creature leggiadre s’incontrano nel sole, si amano nel vento.
La Divina è anche questo: eterea, nascosta fra le nuvole,
dove l’interiore e l’esteriore s’incontrano ai margini della storia.

Luigi Veronelli


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